giovedì 22 settembre 2016

Recensione: L'enigma del lago rosso di Frank Westerman


L'enigma del lago rosso, Frank Westerman
Iperborea
416 pagine, 18.50 euro
La notte del 21 agosto 1986 la valle di Nyos, in Camerun, diventa il teatro di un mistero ancora oggi
insoluto: tutti gli animali e gli abitanti della zona – circa duemila persone – muoiono improvvisamente. Nessuno riesce a individuare la causa dei decessi e, a rendere l'episodio più inspiegabile, nient'altro ha riportato danni: le case, le palme e ogni materiale sono intatti. Cosa ancora più sorprendente, le reti europee e americane tacciono sul disastro.
L'enigma del lago rosso, di Frank Westerman, si apre con il racconto di questa vicenda, aggiungendo da un lato, fra le ipotesi più gettonate, il disastro naturale che il 21 agosto ha tinto di rosso il lago di Nyos, forse per via della presenza di qualche attività vulcanica interna responsabile del rilascio di gas velenosi; dall’altro lato, si sono supposte esercitazioni militari con conseguente insabbiamento.
Con queste premesse, sembra che l’autore voglia svolgere un'indagine che riporti a galla qualche verità più o meno scomoda, ma, a sorpresa, Westerman dirotta il racconto sull'origine delle storie nate attorno a questo mistero e sul modo in cui i fatti possono venire modificati quando si mescolano le parole.
L'autore divide il libro in più parti, ognuna corrispondente a una eventuale soluzione. Si parte dal dibattito scientifico attorno alle cause naturali e a una possibile attività vulcanica, per poi raccontare i retroscena di una battaglia accademica che spesso provoca morti evitabili per il semplice fatto di prediligere le teorie geologiche delle personalità più in vista, anziché quelle più realistiche. Completamente diverse sono invece le risposte degli abitanti locali, che parlano di interventi divini. Ma c’è chi sostiene la tesi del complotto additando gli americani o gli israeliani o i francesi. Westerman approfondisce tutte queste congetture, cercando di ricreare i passaggi attraverso cui hanno avuto origine e si sono diffuse.
L’intento è piuttosto nuovo e interessante, ma sfortunatamente l'autore ha la tendenza a essere prolisso e a dilungarsi troppo su tutto ciò che è inerente o meno a quello che sta raccontando.
Nella prima parte del libro, ad esempio, Westerman cerca disperatamente di incontrare il figlio di Tazieff, il geologo che per primo propose la spiegazione dell’attività vulcanica. Tutta la parte relativa al dibattito scientifico e al mondo sporco in cui si svolge è estremamente affascinante, ma nel frattempo il lettore deve sorbire pagine e pagine delle vicissitudini dell’autore: i mancati appuntamenti con il suo intervistato, i ritardi, i momenti conviviali, insomma episodi che con il racconto in sé non c'entrano assolutamente nulla e che rovinano la lettura altrimenti scorrevole.
Questa tendenza a divagare dispiace moltissimo, dato che il libro è ricco di spunti interessanti ed espone un’indagine condotta con passione e competenza che si legge con piacere, anche perché esplora un episodio di cui stranamente nel mondo ricco non si sa nulla. Lo stile di Westerman, in generale, è accattivante e preciso, ma ha il difetto di partire in pompa magna per poi arenarsi, riprendersi e arenarsi nuovamente.
Ciò rende ambivalente il giudizio sul testo, senza dubbio un bel libro d'indagine che però potrebbe stancare chi è poco incline a perdonare uno stile che presenta questo tipo di problematiche.


Voto: 


mercoledì 14 settembre 2016

[Video] Lavorare in editoria: il master della Fondazione Mondadori


In molti mi hanno chiesto informazioni sul master che sto frequentando, ho quindi cercato di rispondere nel miglior modo possibile a tutte le domande. Se avete altro da chiedere, lasciatemi un commento :)





martedì 13 settembre 2016

Recensione: La famiglia Fang di Kevin Wilson


La famiglia Fang, Kevin Wilson
Fazi editore
2017 pagine, 18.00 euro
Tutte le famiglie infelici si somigliano fra loro, ogni famiglia disfunzionale, invece, è infelice a suo
modo.

Annie e Buster nascondono le cicatrici in profondità, sotto la patina di apparente realizzazione della loro vita da adulti: lei ha ricevuto una nomination agli Oscar, ma non riesce a convivere con le restrizioni della fama e cerca conforto nei bloody mary a colazione. Lui si considera un romanziere fallito e giornalista per necessità, incapace di empatizzare con gli altri, incapace di scendere a patti con le recensioni negative della sua seconda opera.
La causa dei loro traumi sono Caleb e Camille Fang, performer ancora prima che genitori.
Quando i ragazzi si troveranno a tornare a casa, nel Tennessee, tutto quello da cui credevano di essere fuggiti per sempre, le performance, le stranezze, la musica punk sparata a tutto volume durante il processo creativo dei genitori, ma soprattutto il dolore, tornerà a sommergerli.

«Se un film è davvero splendido», rispose Annie, «non è possibile rovinarlo rivelando la trama. La trama è solo accessoria rispetto al resto».

Nonostante l'affermazione di Annie, ben poco si può scrivere della trama di questo romanzo, il primo di Kevin Wilson dopo la pluripremiata raccolta di racconti Scavare fino al centro della terra del 2009, senza rovinare al lettore il piacere di spiare questa vicenda strampalata e crudele. Il mistero al centro della narrazione, tuttavia, è banale rispetto all'eccellenza della scrittura e accessorio alla psicologia dei personaggi, di cui vorresti sapere tutto, senza bisogno di arrivare per forza a quel conflitto necessario alla letteratura.

Aveva trovato qualcosa che era capace di fare. Era capace di creare conflitti e di portarli fino alla fine. E quando la fine arrivava lui era l’unico a rimanere illeso. Era, senza che nessun altro glielo dicesse, uno scrittore.

Un libro ferocemente sarcastico, La famiglia Fang, che come tutti i buoni romanzi parla di alcuni argomenti fingendo di non parlarne.
Difficilmente i lettori avranno avuto genitori pessimi come Caleb e Camille Fang, così concentrati sull'unico aspetto importante della loro vita, l'arte, da trasformare i figli in oggetti di scena della loro performance, togliendo loro il nome proprio, trasformandoli in Bambina A e Bambino B, interferendo nelle loro vite anche quando queste sembrano slegate da quelle della famiglia. Eppure qualsiasi lettore può capire le parole di Camille Fang, forse la figura più umana della coppia, quando ribatte alle accuse della figlia dicendole «Vi renderemo infelici, ma lo facciamo per una ragione. Perché vi amiamo.»

Certo, i Fang fanno tutto ciò per un bene superiore, per un fine inscindibile dal concetto stesso di famiglia, per loro: l'arte, se la amavi, valeva qualunque dolore o infelicità. Se era necessario ferire qualcuno per ottenere quel fine, allora così sia. Se il risultato era abbastanza bello, abbastanza strano, abbastanza memorabile, non aveva importanza. Ne valeva la pena. Ma ogni famiglia, appunto, è infelice a modo suo e questo rende La famiglia Fang un ritratto perfetto dei danni, delle idiosincrasie, degli eterni tentativi di far funzionare un meccanismo rotto da tempo, forse da sempre.

Se Caleb Fang leggesse questa recensione, poi, rabbrividirebbe vedendo paragonare la sua famiglia a una forma artistica obsoleta e irrilevante come quella del ritratto. Il concetto di arte è un tema ricorrente tra le pagine di Wilson. Più volte i personaggi si interrogano sul fine ultimo dell'arte, su cosa sia la bellezza, sulla valenza artistica di un evento annunciato, sui bambini che uccidono l'arte e sull'arte che uccide i bambini.
E se per Oscar Wilde, tutta l'arte doveva essere assolutamente inutile, la conclusione di Caleb Fang è, invece, che tutta l'arte debba essere caos. Un caos distruttivo e prolungato nel tempo, un vortice di follia fagocitante. La famiglia Fang ci parla al cuore perché racconta di quello che crediamo sia importante nella vita, di tutte quelle scelte che pensiamo fatte con il cuore, ma che sono in realtà rappresentazione più alta dell'egotismo, dell'anteporre il bene della famiglia alla famiglia stessa. Di tutte quelle scelte che chiunque, tranne Caleb Fang, si pentirà di aver fatto.

Molto spesso la letteratura è campo di redenzione, di lieti fine e famiglie che, alla fine, trovano la loro felicità, o almeno un loro equilibrio. Ma qua, come nella vita reale, non esistono soluzioni magiche, non ci sono palcoscenici da cui scendere una volta finita la finzione, perché la vita è il teatro e molte volte, l'unica soluzione è tagliare le corde che trattengono il sipario, scendere dal proscenio e camminare senza mai voltarsi indietro.

La famiglia Fang è una storia vera nella sua incredibilità, una fonte di riflessioni e divertimento amaro. Un romanzo che nessuna famiglia infelice potrà non amare.

A cura di Angela Bernardoni

Voto: 

giovedì 11 agosto 2016

Diario delle letture estive: cinque libri che ho letto in spiaggia



Sono siciliana, ma per anni sono fuggita dal mare, dal caldo e dal sole. Quelle sporadiche volte che mi concedevo un paio di ore in spiaggia le trascorrevo sotto l'ombrellone, con le cuffiette alle orecchie (sempre, incessantemente, Lana Del Rey, senza variazioni) e il desiderio di isolarmi dal mondo. Il mio colorito è rimasto diafano, ma di quelle estati conservo sensazioni che solo la cornice del mare e l'aria salmastra avrebbero saputo imprimere. Ci sono libri che, da soli, costituiscono un'esperienza indimenticabile. E ce ne sono altri che acquisiscono più forza in determinati luoghi e momenti. Così, la lettura da spiaggia ha per me un valore molto più simbolico di quello che gli viene normalmente riconosciuto, perché rappresenta un momento di raccoglimento, oltre che di assoluto relax – una comunione con me stessa, il libro e la natura, in un angolo di paradiso poco affollato e suggestivo, di solito silenzioso, che collima con il desiderio di fare pace col mondo.
La scelta quindi è in tono con il mio umore, libera e non condizionata dal blog o dal lavoro (privilegio), è letteraria ma anche di genere – i primi due libri di agosto 2016, per esempio, sono stati La casa per bambini speciali di Miss Peregrine e Shining di Stephen King – è cartacea e mai digitale.
Le dedico, insomma, un'attenzione particolare, e lei mi ricambia con grandi soddisfazioni: le parole assumono un altro sapore perché ho il tempo di rileggerle con attenzione, la musica fa loro da eco e, quando scelgo libri che hanno una vaga attinenza con l'estate, il paesaggio si fonde con le loro atmosfere.
Ho deciso di condividere con voi quelle che considero le letture più significative delle mie estati: giusto una manciata, appunto perché la lettura da spiaggia è rara e preziosa, anche se quest'anno, dopo il trasferimento a Milano, ho imparato ad approfittare della fortuna di essere nata in un'isola.

  • La lettura assolutamente più intensa che ricordo è quella de L'amante di Marguerite Duras, complice la voce ammaliante dell'autrice francese, l'argomento sensuale e l'elemento del memoir, nonché il sottofondo musicale: c'era qualcosa di doloroso nel modo in cui Young and beautiful riusciva a enfatizzare le scene d'amore. Credo sia uno di quei romanzi che non avrei saputo apprezzare se non lo avessi letto al mare, per la prosa troppo paratattica e per i tempi di lettura che richiede, più lenti, scanditi, intimi.


  • Non molto diversa è stata l'esperienza con Tenera è la notte di Fitzgerald, soprattutto nella prima parte ambientata sulla Costa Azzurra, dove un gruppo di ricchi americani trascorre le vacanze. Difficilmente potrei dimenticare la descrizione della protagonista, Rosemary, il cui corpo «aleggiava delicatamente sull'estremo limite della fanciullezza: aveva diciotto anni, quasi compiuti, ma era ancora coperta di rugiada».


  • Peter Cameron ha uno stile leggero, impalpabile, ma di grande impatto. Ti rimane fastidiosamente appiccicato addosso anche quando sembra discuta del tempo – a volte lo fa – e così, pensando ai suoi romanzi, tornano in mente immagini precise, nitide, pescate da chissà quale anfratto della memoria. Di Andorra, per esempio, potrei ancora oggi descrivere le case, le vie, gli angoli e la stanza circolare con vista mare presa in affitto dal protagonista, in un hotel a forma di torre. È un romanzo inquietante, ma che nella prima parte possiede una luminosità non comune, una forte presenza del colore bianco, una frizzantezza paragonabile alle sere d'estate.


  • Il caldo secco della California infesta invece uno dei più maestosi romanzi che abbia mai letto, Furore di Steinbeck. Non proprio da ombrellone, devo ammettere, neanche per i miei canoni. La poderosità di questo libro non sta tanto nella mole, piuttosto nella granitica coscienza collettiva che dà forma alla narrazione: il possente coro di voci, l'afa, la miseria asfittica di cui sono vittime i personaggi rendono Furore un romanzo accartocciato come una foglia riarsa dalla calura, di una bellezza arida e pura.


  • Infine: Donna Tartt, come Peter Cameron, è un'autrice perfetta per l'estate, nonostante Dio di illusioni sia ambientato in pieno inverno. Ma c'è un racconto denso, conturbante e psicologico, un piccolo mattone che si gode benissimo in spiaggia e fa dimenticare tutto il resto.



Cosa ne pensate di questa carrellata? Se volete seguire le mie letture estive, potete farlo sulla pagina facebook o sul profilo instagram, che sono costantemente aggiornati. Presto, invece, uscirà un nuovo video sul canale YouTube con la mia TBR estiva, sulla lunghezza d'onda di quella dello scorso anno. Stay tuned!


mercoledì 29 giugno 2016

L'editoria per ragazzi oggi. Intervista a Fiammetta Giorgi

A distanza di un anno dall'intervista a Beatrice Masini, torno a parlare di Young Adult con un'altra delle protagoniste di questo segmento, Fiammetta Giorgi, ex responsabile editoriale dei Libri Mondadori per Ragazzi e editor da un paio d'anni della narrativa Yong Adult di Giunti. Trovo interessante esplorare il punto di vista degli addetti ai lavori per fare un po' di luce su un settore sempre più imperante, ma che penso debba essere maggiormente responsabilizzato nei contenuti: Fiammetta Giorgi rappresenta un ottimo esempio dentro un sistema che spinge per la commercializzazione estrema (in senso negativo) e che poco bada all'età del pubblico se non in termini di trend e di vendibilità sul mercato. Abbiamo parlato dei criteri di selezione dei manoscritti da pubblicare, di libri già pubblicati, di lettori giovani e non: una piacevole full immersion che spero potrà esservi utile per analizzare tutti al meglio questo settore.

L'editoria per ragazzi vive da qualche anno un momento di forte espansione, e sembra essere, attualmente, l'unico settore a registrare segni positivi, sia per la produzione che per le vendite (fonte: Rapporto sullo stato dell'editoria in Italia 2015). Possiamo dire che gode, quindi, di ottima salute, o c'è qualcosa di perfettibile nell'industria per ragazzi italiana?

L’editoria per ragazzi dimostra grande vitalità non solo in Italia, ma in gran parte del mondo e ciò nonostante c’è ancora moltissimo da fare. Nel nostro paese, in particolare, per quanto si stiano registrando di recente segnali molto positivi, ci sarebbero enormi spazi di miglioramento. Rispetto ad altri paesi l’attenzione e le risorse dedicate alla promozione della lettura sono ancora molto scarse, sono rare le biblioteche scolastiche realmente funzionanti come pure gli spazi dedicati dai media alla letteratura contemporanea per ragazzi. È complicato perfino fare in modo che il corpo insegnanti possa agevolmente aggiornarsi sulle novità editoriali del settore, il che penalizza soprattutto alcuni libri di qualità meno immediati, che avrebbero bisogno di essere veicolati dal consiglio di chi li abbia letti e apprezzati.

Molti libri per bambini e ragazzi presentano tratti borderline, tanto da rendere obiettivamente difficile l'assegnazione di un target orientativo a beneficio delle librerie. In base a quali criteri viene stabilita la fascia d'età, specie nel confine tra ragazzi (11-13 anni) e Young Adult (14-18 anni)?

L’assegnazione di un target di lettura in base all’età è un criterio estremamente soggettivo, lo si indica in base a un insieme di fattori quali i temi trattati, l’età dei protagonisti, l’elaborazione stilistica del testo, ma all’unico scopo di agevolare la disposizione in libreria e la selezione da parte di chi prenderà in mano il libro. L’effettiva adeguatezza di un certo libro a un certo lettore dipende però da infiniti fattori: un lettore forte predilige spesso libri per un target di età superiore alla sua, ma lo stesso lettore a seconda dei momenti potrà preferire libri più impegnativi o più leggeri.

Ci sono libri che non vendono e che sono, però, necessari. Quando scatta la volontà di pubblicare, malgrado la consapevolezza che il ritorno economico sarà molto basso? Esiste davvero un conflitto tra il libro commerciale, di facile vendita, e il libro complesso, ma di qualità, che sarà difficilmente acquistato? E a Lei è mai capitato di dover sacrificare la qualità per un guadagno certo?

Il fascino dell’editoria è proprio nell’esistenza di infinite tipologie di libro che possono piacere a lettori diversi. Nessuno può mai avere la certezza assoluta di quale libro diverrà un bestseller ma senz’altro qualsiasi editor con una certa esperienza riesce a immaginare quale abbia maggiore possibilità di altri di catturare un pubblico più ampio e questo non sempre coincide con i proprio gusti personali, ma il nostro ruolo, che io onestamente trovo bello, è quello di individuare anche libri che piacciano ad altri. A volte mi è capitato di fare volentieri libri di più facile successo anche perché i ricavi economici che ne sarebbero derivati mi avrebbero permesso di pubblicare con maggiore tranquillità altri romanzi che amavo di più ma che avevano minori potenzialità commerciali. Un criterio che cerco sempre di seguire è quello di selezionare libri che mi farebbe piacere regalare a una persona cara: il che mi tiene lontana dai libri che mi appaiono brutti. Comunque finora ho avuto la fortuna di non dover mai rinunciare a priori ai libri che ho amato di più: nel mondo editoriale prima di pubblicare un libro bisogna affrontare una trattativa economica e non sempre si può vincere in caso di competizione con altri editori ma da questo punto di vista mi ritengo fortunata.

 Ho parlato l'anno scorso con Beatrice Masini della responsabilità che si assume l'editoria quando pubblica libri indirizzati a persone così giovani. Al giorno d'oggi, moltissimi Young Adult veicolano messaggi sbagliati, come quelli in cui le protagoniste vivono amori pericolosi con soggetti violenti e poco raccomandabili. Qual è la sua posizione a riguardo? L'editoria per ragazzi dovrebbe essere più attenta a queste problematiche?

La risposta a questa domanda discende in parte da quella appena precedente: usando come criterio quello di pubblicare libri che regalerei volentieri a persone care mi risulta difficile selezionare libri che trasmettano messaggi ambigui.

Moltissimi libri per ragazzi vengono letti da ultratrentenni, soprattutto quelli che non posseggono diversi livelli di lettura ma che sono stati, al contrario, specificatamente creati per un pubblico giovane e inesperto. Quale spiegazione ha dato, Lei, a questo fenomeno?

Anche per quanto riguarda i cosiddetti crossover, pensati per un pubblico ma capaci di conquistare anche altre fasce di età, il panorama è così variegato che è difficile dare una risposta univoca. Esistono alcuni romanzi molto commerciali e abbastanza superficiali che vengono acquistati anche da adulti per la loro capacità di intrattenimento, come facile svago, e ci sono romanzi di qualità che piacciono per la rapidità di trama o per l’efficace descrizione di protagonisti che vivono l’adolescenza, un’età piena di emozioni, possibilità di scelta, passioni di ogni genere, chiaroscuri che la rendono affascinante anche nel ricordo di lettori adulti.

In editoria è comune l'uso di incasellare il lettore dentro uno scomparto, al fine di tracciare un profilo-tipo che risponda alle aspettative di vendita. La realtà è, ovviamente, molto più complessa, specie quando si parla di un'età dinamica e iridescente come quella adolescenziale. A quale tipo di ragazzo pensa quando acquista un nuovo libro? E tiene conto anche della componente “adulta” che consuma YA?

Personalmente mi diverte cercare libri che piacciano a lettori diversi e nella collana di cui sono attualmente responsabile, la Waves di Giunti, amo mescolare sapori e generi diversi. Il primo ad aprirlo è stato Rebel. Il deserto in fiamme, un fantasy tra i più originali che mi siano capitati negli ultimi anni: uno stupefacente connubio tra Kill Bill di Quentin Tarantino e Le mille e una notte, con personaggi sexy, ironici, sopra le righe, e un’ambientazione in un deserto durissimo e affascinante popolato di creature magiche che ricordano la mitologia persiana o iraniana. Accanto a lui si sono però già schierati tra gli altri Hyperversum Next, un nuovo volume della saga di ambientazione medievale che ha reso celebre Cecilia Randall; Una presenza in quella casa di Paige McKenzie, un paranormal romance che si tinge di sfumature horror e gotiche; A Time for Dancing, un romanzo realistico molto intenso, ispirato a una storia vera e perfino Tutti i miei futuri sono con te di Marwan, un autentico fenomeno editoriale in Spagna: una poesia urbana del quotidiano, notturna, carnale, inquieta e ribelle, che ha avuto successo in quanto strumento di espressione giovane, rapidissimo eppure profondo, facilmente condivisibile in rete. Prediligo romanzi che offrano la possibilità di un’esperienza di lettura immersiva, che abbiano perciò trame capaci di catturare, ma anche personaggi credibili, a tutto tondo, caratteristiche che in genere permettono di attrarre sia ragazzi molto giovani che gli adulti.

È stata responsabile per nove anni della divisione ragazzi della Mondadori, credendo e insistendo molto su un prodotto come Shadowhunters. Si può dire che abbia toccato con mano la vitalità del fandom, lo stesso che adesso sta protestando a gran voce contro la traduzione errata dell'ultimo libro della saga, Signora della mezzanotte. Pro e contro di un seguito tanto fidelizzato?

La cosa che mi piace di più del pubblico dei romanzi per giovani adulti è la reattività. Appena un libro è pubblicato immediatamente arrivano commenti appassionati sulla trama, le copertine, le traduzioni... A volte possono essere anche negativi ma si ha sempre la sensazione di un rapporto molto vivo con i lettori. Le critiche più ardenti spesso segnalano il desiderio di entrare in contatto diretto con gli autori, quasi a dimostrare che quel romanzo che i lettori amano meritava di essere trattato meglio. Spesso nell’editoria si lavora con tempi troppo accelerati, in pochi a gestire una mole di lavoro ambiziosa e non fa mai piacere a nessuno lasciarsi scappare delle sviste ma il fatto che i lettori si facciano vivi fa comunque piacere: spesso l’editor è appassionato dei propri autori quanto i fan che li leggono.

Hunger Games, come Shadowhunters, è un altro libro che è stato pubblicato sotto la sua direzione, ma che ha impiegato anni a raggiungere il grande pubblico. Alla luce della Sua lunga esperienza, saprebbe dirmi quali sono gli elementi che decretano il successo di un libro?

Sono mille e spesso imprevedibili. Di Hunger Games mi sono innamorata nelle prime trenta pagine e quando un romanzo ti cattura così si intuisce subito che possa avere delle potenzialità, ma era diverso dai romanzi che avevano successo in Italia in quel momento e proprio questo all’inizio ne ha reso difficile la partenza. Ovviamente sono la trama, la forza dei personaggi e della scrittura a contare, ma a volte bastano una copertina, uno strillo per far decollare o meno un romanzo.


Si è da poco conclusa la Bologna Children's Book Fair, appuntamento fondamentale per l'acquisto e la cessione dei diritti con l'estero. Può anticiparci qualcosa sulle prossime uscite Giunti? Quali temi e che tipo di storie troveremo in libreria?

Proprio in questi giorni è uscito il romanzo di esordio di un autore inglese che amo molto: Cercando l’onda di Christopher Vick. È un romanzo di formazione di qualità, una bellissima storia d’amore sulle coste della Cornovaglia, con scene di mare meravigliose, visto che il gruppo di ragazzi protagonisti sono appassionati di surf. A ottobre pubblichiamo invece Capolinea per le stelle un romanzo steampunk di Philip Reeve, prestigioso autore inglese che sarà in Italia a fine ottobre, ospite di Lucca Comics & Games.




Un libro che è particolarmente fiera di aver pubblicato e un libro della concorrenza che avrebbe voluto pubblicare?

Fatico a scegliere di quale romanzo sono più fiera perché ne ho amati più di uno, però dovendo scegliere direi Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness (ndr: a detto di molti, uno dei migliori libri per ragazzi uscito in Italia). Quanto ai libri della concorrenza, anche se all’epoca non ero ancora editor, avrei voluto pubblicare Harry Potter, e non solo per il suo straordinario successo: mi affascina molto vedere come nella letteratura di genere alcuni scrittori sono capaci di prendere gli spunti presenti nella tradizione e rielaborarli in modo da renderli completamente propri e dargli nuova vita.

martedì 28 giugno 2016

Invito al POP16, primo premio letterario del master in editoria della Fondazione Mondadori








Come ormai sapete, sto frequentando da alcuni mesi il master in editoria della Fondazione Mondadori. Tra le tante iniziative, quest'anno abbiamo lanciato niente meno che un premio letterario e, dopo aver valutato una rosa di sedici titoli, cinque sono selezionati per la finale. Si tratta de Il grande animale di Daniele di Fronzo (Nottetempo), La teologia del cinghiale di Gesuino Némus (Elliott), Appalermo! Appalermo! di Carlo Loforti (Baldini e Castoldi), Maria di Isili di Christian Mannu (Giunti) e Italia di Fabio Massimo Franceschelli (Del Vecchio). Ma chi sarà il vincitore?
Abbiamo organizzato una serata di proclamazione che si terrà domani alle 21 al Laboratorio Formentini, a Milano. Saranno presenti gli autori, noi masterini e alcune figure del mondo editoriale. L'ingresso è libero e siete tutti invitati: nel caso voleste venire, scrivetemi!

mercoledì 22 giugno 2016

Una Marina di Libri 2016: l'edizione dell'Orto è la migliore di sempre


Tra il 9 e il 12 Giugno si è tenuta a Palermo Una Marina di Libri, festival dell'editoria indipendente promosso dalle case editrici Navarra Editore e Sellerio e dal Centro Commerciale Naturale Piazza Marina & Dintorni. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione suscita un grande fermento nel panorama cittadino, grazie al suo carattere universale che coinvolge grandi e piccini alla scoperta della magia del libro. Quest'anno sono state tante le novità, a partire dalla location: per la prima volta, Una Marina di Libri è approdata all'Orto botanico, simbolo della bellezza del nostro territorio e della sua accoglienza - in esso sono ospitate piante provenienti da tutto il mondo -, vero e proprio museo a cielo aperto che si è trasformato in un perfetto scenario per le ottanta case editrici indipendenti presenti. Lontani dalla ben nota formula di disposizione circolare alla quale eravamo abituati dalle ultime edizioni allo Steri, alla Storia Patriae e alla GAM, gli stand dei vari editori hanno "invaso" la zona retrostante il Gymnasium e la navata centrale dell'orto, fino a circondare la famosa vasca delle ninfee.
Seminari, presentazioni, reading, mostre, spettacoli e dibattiti si sono susseguiti nelle varie sale e sfruttando i simboli dell'Orto all'esterno, come lo spazio vicino al ficus magnolioide. Tra gli eventi ai quali ho partecipato con molto interesse ci sono stati la presentazione di Caffè Amaro di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli), scrittrice che apprezzo moltissimo e che non smette mai di ammaliarmi con la sua grande eloquenza, e l'intramontabile umorismo di Guido Catalano. Da standing ovation la performance di Roberto Soldatini, che ha intervallato il racconto di come è nato il libro Sinfonie Mediterranee (Nutrimenti) con dei brani di Bach suonati al violoncello e con una lettura musicata di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.

Ma parliamo dei libri esposti al festival. Tra quelli che hanno attirato la mia attenzione, menzione d'onore alla Tunué con le proposte di narrativa e graphic novel per grandi e piccini. Uno dei volumi più interessanti tra quelli esposti è il racconto illustrato della vita di Gabriel Garcia Marquez, ossia Gabo. Memorie di una vita magica di Pantoja, Bustos, Camargo, Córdoba e Naranj.

Altro stand che mi ha colpito è stato quello di Quodlibet, con proposte di narrativa e saggistica davvero particolari. Tra i libri che vi segnalo, un romanzo poco conosciuto di Fëdor Dostoevskij, Il villaggio di Stepànčikovo e i suoi abitanti, e una raccolta di racconti di Gianni Celati divisa nei volumi Costumi degli italiani 1. Un eroe moderno e Costumi degli italiani 2. Il benessere arriva in casa Pucci.


L'Orma Editore mi ha stupito con proposte raffinate, tra le quali spiccano Il gatto Murr di E.T.A Hoffman, nella splendida edizione rilegata che è entrata subito nella mia wishlist, e Storie Assassine di Bernard Quiriny, racconti dell'assurdo da tener sicuramente in libreria.

In ultimo vi segnalo L'uomo che aveva sete di Hubert Mingarelli che, insieme a Il mistero del mare di Bram Stoker, rappresentano due piccoli gioielli del catalogo Nutrimenti.

Non dimentichiamo le altre case editrici che hanno partecipato, tra le quali non posso non citare Minimum Fax, Iperborea, Navarra, Sellerio, Voland, Corrimano, Glifo, Gorilla, Il Palindromo, Kalos, Nottetempo e Qanat - devo ammettere che sono quelle che mi hanno tenuto incollata agli stand nel tempo che passava tra una presentazione e l'altra.

Vorrei sottolineare un pensiero che mi ha attraversato mentre mi trovavo ospite della Marina: per quanto ci sembri assurdo, la cultura resta uno dei fondamentali cardini che muove la nostra società, e ciò è stato ampiamente dimostrato dalla forte affluenza a tutte le ore del giorno da parte degli avventori. Con enorme piacere, ho visto che gli eventi che hanno destato interesse, oltre alla presenza di Francesco De Gregori e Roberto Lipari, sono stati i reading dedicati agli autori scomparsi, in ordine l'omaggio ad Umberto Eco di Gianfranco Marrone e Gigi Borruso, l'apprezzatissimo ritratto di Emilio Salgari di Michele Mari e la lettura di Virginia Woolf di Paolo Briguglia e Sara Scarafia.

Ben organizzata e, soprattutto, dedicata a tutte le età, è stata la migliore Marina di Libri di sempre. Un auspicio portato alla voce da tutti i visitatori è stato quello di conservare anche per l'anno prossimo la splendida location dell'Orto Botanico, simbolo di intreccio in germoglio tra cultura e natura che non smette mai di fiorire se trattato con le dovute cautele.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...